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foto da internet
Fantastico questo esempio di arredo urbano, insolito e divertente.
Prima volta su gli sci ed è andata alla grande. Numero di cadute? Ebbene solo 1.
Alla domanda "come stai"? Oggi ho risposto tante volte : "Uno straccio" grazie! E tutte le volte mi è venuta in mente sempre lei, "La venere degli stracci" di Michelangelo Pistoletto.
Caravaggio 1607
Quando vivevo a Napoli, passavo tutti i giorni davanti alla chiesa del Pio monte della Misericordia, e spesso mi fermavo a contemplare quest'opera che mi lasciava ogni volta senza fiato. La scena sembra svolgersi in vicolo napoletano e mostra una moltitudine di personaggi che secondo una complessa simbologia, compiono le sette opere di misericordia, ovvero: - dare da mangiare agli affamati - dare da bere agli assetati - vestire gli ignudi - alloggiare i pellegrini - visitare gli infermi - visitare i carcerati - seppellire i morti
Chaim Soutine "Carcass of beef" 1926
Rembrandt "Bue macellato" 1655
Francis Bacon "Figura con carne" 1954
Marc Chagall "Bue scuoiato" 1947
Un "bue squartato" non può essere un autoritratto! Direste voi.
Ma mettiamo il caso che stessi vivendo una tragedia, che sentissi un forte dolore al petto per una delusione, per un tradimento, per un lutto... o che mi sentissi analizzata in ogni movimento, che ogni mia parola, ogni espressione, ogni azione, ogni sguardo venisse giudicato tanto da sentirmi vivisezionata. Allora capite, che come metafora, diventa esattamente un autoritratto.
Tutto questo per dire che un'opera d'arte va sentita, va ascoltata secondo il nostro vissuto, secondo le nostre emozioni.
Continuo a ribadire che la sedia zig zag, nella sua semplicità,
è stupenda.
Io sacrificherei un pò di comodità per il suo design.
Lancio un nuovo appello all'ing.Foto di Roy Teixeira per Cassina
Campo Urbano, Como 1969
Marcel Duchamp, New York 1965
Andy Warhol, New York 1964
Lucio Fontana, Milano 1964
Marc Chagall, 1958
Per "Ossi di seppia" Monterosso 1962
Milano, stazione centrale, 1953-54
Come meglio descrivere l'opera di un artista se non con le sue stesse parole?
Questo è quello che dice Ugo Mulas in una sua intervista:
"Nel 1964 sono andato per qualche mese in America, per una mia necessità, perchè là nessuno mi aveva mandato. Ho sentito il bisogno di andarci dopo aver visto la Biennale di Venezia, dove c'erano Johns, Dine, Oldenburg, Rauschenberg, Stella e Chamberlain. In un primo momento, negli Stati Uniti sono stato più stordito che convinto; poi, mi sono entusiasmato, perchè non si trattava soltanto di prendere contatto con una certa pittura, quanto di entrare nel mondo dei pittori, e al tempo stesso di condividere un momento straordinario, di essere il testimone di una cosa veramente importante nel momento in cui capitava e si affermava"
"L'operazione del fotografo è un'operazione mentale, come qualsiasi altra operazione e come tale non si può risolvere nel carpire un attimo fuggitivo. Una volta individuata una propria realtà qualsiasi attimo è buono, intercambiabile."
Di fronte ad alcune delle sue opere sono rimasta senza fiato. E' come se mi avesse fatto entrare in quel mondo che tanto ho amato durante i miei anni in accademia. Proprio con quegli artisti che ho ammirato in maniera particolare primo tra tutti Marcel Duchamp e poi Lucio Fontana e ancora entrare nella mitica factory di Andy Warhol.
Sono incredibili le emozioni che un'opera d'arte ti può regalare.
Se potete regalatevi quest'emozione andando al Pac (Padiglione d'Arte Contemporanea) fino al 10 febbraio
www.ugomulas.org